Caltagirone e la Ceramica

Caltagirone, soprannominata La Regina dei Monti è un comune di 39.505 abitanti (fonte ISTAT, agosto 2008), della provincia di Catania, capoluogo del comprensorio del calatino.
Situato nella Sicilia centrale, è famoso per la produzione della ceramica, sviluppatasi nei secoli a partire dai tempi della Magna Grecia. Dopo un passato glorioso che la vide, già da oltre due millenni, roccaforte privilegiata per bizantini, arabi, genovesi e normanni che controllavano le due piane, quella di Catania e di Gela, oggi Caltagirone vive un periodo di rinnovato sviluppo, grazie alle sue risorse principali come il turismo e la produzione della ceramica.
E' ricca di monumenti come le chiese, pregevoli palazzi e ville settecentesche, per l'eccezionale valore del suo patrimonio monumentale fa parte dei comuni del Val di Noto, Patrimonio Mondiale dell'umanità.
(Scala santa Maria del Monte - Foto Anna Romano)
La Ceramica e Le dominazioni

Gli Arabi, una volta conquistata la Sicilia nell'827, portarono con sé grandi maestranze dal lontano oriente, introducendo la tecnica dell'invetriatura del vasellame che, introdotta per prima a Caltagirone, si diffuse in Sicilia e poi nel resto d'Italia. Le più antiche protomaioliche italiane, oggi osservabili nel Museo della Ceramica di Caltagirone ed in quello archeologico di Gela sono appunte siciliane e calatine.
(Balconata di Via Roma - Foto Fabio Sottile)
(Pannello Galleria Sturzo - Foto Angelo Parisi)
L'originalità dell'arte ceramica calatina che primeggiava fra le diverse fabbriche isolane, fu particolarmente apprezzata dai re normanni che ne incoraggiarono lo sviluppo. Già a partire dal XIV secolo gli artigiani calatini goderono di una meritata fama in tutta l'area del Mediterraneo che accompagnerà lo sviluppo delle locali botteghe e favorirà la penetrazione della loro produzione nei mercati dell'epoca grazie anche al privilegio concesso da Alfonso d'Aragona che nel 1432 consentì il commercio delle ceramiche di Caltagirone in tutte le città demaniali del Regno con esenzione dal pagamento dei dazi doganali. Gli artigiani di Caltagirone, che già godevano della possibilità di trarre da vaste cave d'argilla la materia prima e dal vicino Bosco di Santo Pietro la legna per le proprie fornaci, poterono così affermarsi come i più importanti e qualificati produttori isolani di ceramiche. I decori sembrano richiamarsi alla fastosa arte del tessuto e del ricamo siciliano e i colori, prima il manganese, poi il verde ramina, il giallo arancio ed il blu cobalto, a quelli del luminoso paesaggio siciliano. Già in quel periodo, i pavimenti furono una delle tipologie che affermarono Caltagirone quale centro più importante della produzione ceramica in Sicilia. Campo di applicazione fra i più felici della capacità creativa degli artigiani, quello della pavimentazione sperimentò un fertile connubio fra la progettazione degli architetti, che ne erano anche i committenti per arricchire i saloni dei palazzi dell'aristocrazia e le navate delle chiese, e gli artigiani che vi trasferivano la ricca policromia della produzione dei vasi.

(Pavimento Chiesa S.Rita e S.Chiara - Foto Pino Ranno)
Il Settecento segna il periodo di maggiore sviluppo e diffusione della ceramica di Caltagirone, fino ad identificarsi quasi con essa. Il terribile terremoto del 1693 distrusse chiese e sbriciolò palazzi, e con essi il vasellame e le vettovaglie. La città trovò la forza per ricostruire il suo patrimonio monumentale e la sua dotazione di arredi. I più importanti architetti del Regno disegnarono il volto barocco della città , ammirabile ancora oggi, per il quale si sperimentò l'inedito rapporto fra ceramica e architettura, di cui costituiscono significativi esempi la facciata della chiesa di S.Pietro, il balcone Ventimiglia, l'ingresso del Museo della Ceramica e, più recente, la scalinata di Santa Maria del Monte ed il Cimitero Monumentale, opera neogotica che ospita al suo interno eleganti cappelle gentilizie rivestite in terracotta (prevalentemente realizzate dalla fabbrica Vella alla quale si devono anche alcune ville Liberty che l'aristocrazia locale ha costruito intorno la città).
(Balconata palazzo Ventimiglia - Foto Roberto Strano)

Ciò che caratterizza ancora oggi la ceramica calatina è la decorazione applicata, ricca di fantasia, estrosa ed elegante, funzionale all'uso domestico. Candelieri, vasi, lucerne, calamai, formelle per dolci, sono solo alcuni esempi di come si sia sbizzarrita la capacità creativa degli artigiani di Caltagirone. Nelle loro cento e più botteghe l'argilla viene plasmata anche per la creazione di eleganti sculture che rappresentano personaggi e scene della vita quotidiana. Queste stesse figurine, ambientate in scenari scabri e rocciosi, tipici della campagna siciliana, animano la rappresentazione della Natività di Gesù.
La scuola di ceramica, nata per volontà di don Luigi Sturzo che vi radunò i più autentici interpreti dell'antica tradizione artigiana ceramica, continua ancor oggi a formare abili artigiani che nelle loro botteghe danno vita ad oggetti di incommensurabile bellezza, trasmettendo loro i segreti e la passione per un'arte antica, efficace testimone di una cultura millenaria.
(Fonte WIKIPEDIA)


